Dal nostro inviato sull’Isola

maggio 26th, 2009

Io così tanta gente era un sacco che non la vedevo. E’ vero che sono un tipo poco socievole, è vero che mi piace starmene per conto mio. Del resto, col lavoro che faccio, mica è tanto facile farsi degli amici. Poi, visto che abito nel deserto, non è che ci sia tutta ‘sta gente che passa. Giusto quegli animaletti dei documentari, quelli che stanno in piedi solo su due zampe per non scottarsi e quei ragni che rotolano. I cactus, poi, sono solo due. Per carità, ci si può parlare. Ma dopo un po’, anche loro esauriscono gli argomenti.

 

Dicevo, però, che tanta gente così non la si vedeva da un pezzo, qui a Catan. Avevo sentito voci che ci sarebbe stato un qualche evento, ma sull’isola girano un sacco di dicerie senza capo né coda. Poi invece, all’improvviso, sbarcano in sedici. Neanche il tempo di guardarli in faccia che questi arrivano e iniziano a prendere le pietre, a tagliare gli alberi, a molestare le pecore, a cuocere il grano. Hanno perfino preso l’argilla e l’hanno messa in forno: ma si capiva che erano stranieri, venivano da fuori, la chiamavano pauta.

 

Come dicevo, non è che io sia esattamente l’anima della festa. Mi piace starmene per conto mio. Del resto, col lavoro che faccio. Che lavoro faccio, mi direte voi. Faccio il brigante, vi risponderò io. Euh, direte voi. Eh, dirò io.

 

Guardate che non è mica un mestiere facile. Prendi domenica: arrivano tutti questi, tirano dadi in continuazione e ogni volta che esce il sette mi tocca prendere armi e bagagli e andare di qua e di là, sempre a fare il lavoro sporco per qualcun altro. Sembrava che si volessero bene, ma io l’ho capito che in realtà si odiavano tutti. Si facevano dei regali, si scambiavano le cose, ma volevano solo vedere gli altri schiattare di fame. Per quello mi mandavano di continuo a rubare la roba. E poi ti meravigli che arrivano i cavalieri. Quelli venivano e io me ne dovevo andare. In continuazione. Uno stress, ma uno stress che non vi dico.

 

Erano strani, questi colonizzatori. Ce n’era uno che è arrivato tardissimo, ho sentito dire che a un certo punto l’hanno chiamato quando tutti erano pronti a iniziare e lui era ancora a casa. Ce n’era un’altro che doveva essere il più straniero di tutti, con tanti capelli, che secondo me non aveva capito le regole dell’isola. Continuava a perdere. Ce n’era anche una che è arrivata tutta schizzinosa, sfarzosa, altezzosa. Doveva essere una un po’ nobile. Ma gli altri mica avevano rispetto, l’hanno rimandata a casa subito.

 

Alla fine, guerreggia tu che ti guerreggio io, sono rimasti in quattro. Ce n’era uno che voleva essere di quei quattro, che diceva di essere il padrone di casa. Boh. Di questi quattro ce n’era uno alto alto, con i capelli corti corti, che ogni tanto guardava i dadi e non capiva perché questi si ostinavano a non dargli neanche un numero buono. Un altro era sudato, sudatissimo. Vabbeh il caldo, ma secondo me è il grasso che si scioglie con la bella stagione. Questo qui diceva delle cose a caso, distraeva la gente, si inventava di essere il capo di non so che cosa. Ma nessuno gli dava retta. Poi ce n’era una piccolina, carina, gentile, che diceva sempre grazie quando le davano una carta. Chissà che ci faceva in mezzo a quella gentaglia.

 

L’ultimo, mi sa, era il più strano di tutti. E’ arrivato alla fine, si è seduto, se ne stava zitto. Faceva il simpatico ogni tanto, ma si capiva che odiava tutti e voleva solo cancellarli dalla faccia dell’isola. Ha chiamato tutto l’esercito, ci saranno stati ottanta cavalieri con lui. Io, sempre in giro per l’isola. Alla fine, si è alzato urlando. Non ho capito che diceva, Sparlava, farneticava di essere di essere il campione, di essere l’organizzatore, di sapere le regole, di non temere nessuno, di voler andare ai mondiali. Alla fine, ha detto la stupidaggine più grossa: ha detto che è l’Arcisindaco di Catan. La prossima volta glielo spiego. Glielo faccio capire con calma. Gli dico che sull’isola di Catan non ci può essre un sindaco. Quest’isola è un soviet.

 

Classifica finale del 1° torneo ufficiale de I Coloni di Catan:

 

1- Alessio Esposito

 

2- Davide Jaccod

 

3- Paola Levante

 

4- Massimiliano Serluca

 

5- Luca Marrocu

 

6- Gilles Buillet

 

7- Mirko Garatti

 

8- Pier Paolo Zus

 

9- Giuliano Gregori

 

10- Nicole Raveraz

 

11- Antonella Travasa

 

12- Sonnj Dall’Ara

 

13- Kristian Bari

 

14- Robert Birke

 

15- Lorenzo Sacchi

 

16- Silvano Marini

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